La trasparenza del suo sguardo aveva la purezza assoluta di Sirio quando brilla lontana nel cielo notturno, o di un Dry Martini preparato a perfezione che attraverso il bicchiere da cocktail emana la sua limpida luce.-
Banana Yoshimoto

"Io credo di non essere responsabile del significato o dell'assurdità del vivere,
invece credo di essere responsabile di quello che faccio personalmente con la mia propria, irripetibile vita"
(Hermann Hesse)
[Ivàn Dmìtric Gròmov, uomo sui trentatré anni, nobile, ex usciere giudiziario e segretario del governatorato, soffre di mania di persecuzione. Egli o sta sul letto raggomitolato, o cammina da un angolo all'altro, come per fare dell'esercizio; seduto ci sta assai di rado. E' sempre eccitato, inquieto e in uno stato di tensione per l'attesa di qualcosa di vago e d'indefinito. Basta il più piccolo fruscio nell'entrata o un grido nel cortile perché egli sollevi la testa e tenda l'orecchio: non verranno a chiamarlo? Non cercano lui?]...[ Le sue smorfie sono strane e penose, ma i fini lineamenti che una profonda e sincera sofferenza imprime al suo viso sono quelli di una persona ragionevole e intelligente e gli occhi hanno una luce sana e calda.]...[ Quando parla, riconoscete in lui e il pazzo e l'uomo. Parla della bassezza umana, della violenza che calpesta il diritto , delle inferriate che gli ricordano ad ogni minuto la stupidità e la crudeltà degli oppressori.] ...[ I fatti e la logica sana lo convincevano che le sue paure erano assurde e frutto di psicopatia, ma quanto più egli ragionava con intelligenza e con logica, tanto più forte e tormentosa diventava la sua agitazione interna. Vedendo che era cosa inutile cessò di ragionare e s'abbandonò tutto alla disperazione e alla paura. Prese ad isolarsi e a fuggire la gente. La sua professione già prima gli ripugnava, ma ora gli divenne insopportabile. Lo strano è che mai in altri tempi il suo pensiero era stato così agile e ricco d'inventiva come ora, quando ogni giorno escogitava mille diversi motivi di temere seriamente per la propria libertà e per il proprio onore. Però diminuì in modo sensibile il suo interesse per il mondo esteriore e in particolare per i libri, e la memoria cominciò a tradirlo fortemente.]...[ Il dottor Andrèj Efìmyc gli prescrisse delle compresse fredde sulla testa e delle gocce di lauroceraso, poi scosse tristemente il capo e uscì di casa dicendo che non sarebbe più tornato. Poiché Dmìtric non aveva di che vivere e di che curarsi ben presto lo mandarono all'ospedale.] ...[ Di gente che ami visitare i manicomi ce n'è poca a questo mondo, una volta ogni due mesi viene il barbiere. Come egli tosi i pazzi e come il custode Nikita lo aiuti a farlo, e in quale agitazione piombino i malati ad ogni apparizione del barbiere ubriaco e sorridente, noi non lo staremo a dire. Eccettuato il barbiere, nessuno getta lo sguardo nel padiglione. I malati sono condannati a vedere ogni giorno che passa il solo Nikita.]...[ Nell'ospedale i malati sono molti, ma il tempo è poco, e perciò la visita del dottor Efìmyc si limita ad un breve interrogatorio e alla distribuzione di qualche medicina, come un unguento volatile o l'olio di ricino. Efìmyc sta seduto con la guancia appoggiata al pugno e, meditabondo, fa le domande macchinalmente. Durante le visite non fa alcuna operazione; già da lungo tempo ne ha perduta l'abitudine e la vista del sangue gli procura un'emozione spiacevole.]...[Alla sera, quando battono le ore, Efìmyc chiude gli occhi per riposare un poco. Egli sa che mentre i suoi pensieri turbinano con la terra raffreddata attorno al sole, accanto al suo alloggio medico degli uomini languiscono nelle malattie e nella sporcizia; forse qualcuno non dorme, alle prese con gli insetti, qualcuno è infetto di risipola o geme per la fasciatura troppo stretta; tutta l'opera ospedaliera è basata sul ladrocinio, sul pettegolezzo, sulla maldicenza, sul favoritismo, su una grossa ciarlataneria, e l'ospedale, come per il passato, si presenta come un'istituzione immorale e al più alto grado dannosa per la salute degli abitanti.] ...[ E' venuto il dottore! Grido Dmìtric e si mise a sghignazzare. Finalmente! Signori mi congratulo! Il dottore ci onora di una visita! Maledetta canaglia! Bisogna ucciderla questa canaglia! No ucciderla è poco! Bisogna affogarla nella latrina!]...[ Voi (dottor Efìmyc) non conoscete affatto la realtà e non avete mai sofferto, voi vivete come una sanguisuga sulle sofferenze altrui.]...[ Ben presto corse voce che il dottor Efìmyc si era messo a frequentare la camera n°6. Nessuno poteva capire perché ci andasse, perché ci rimanesse delle ore intere, di che cosa parlasse e perché non prescrivesse delle ricette. Le sue azioni sembravano strane. Gli inservienti, le infermiere e i malati, incontrandolo lo guardavano interrogativamente e poi mormoravano fra loro.]...[ Uscito dal municipio Efìmyc comprese che quella era una commissione incaricata di indagare sullo stato delle sue facoltà mentali. ]...[ Efìmyc e il collega Chobotov si diressero verso il padiglione dove erano ricoverati i pazzi. Entrando nella camera Chobotov disse :” aspettatemi qui,torno subito. Passata mezz'ora invece di Chobotov entrò Nikita, tenendo tra le braccia una veste da camera e certa biancheria e pantofole. -Favorite di vestirvi vostra nobiltà, ecco il vostro lettino, favorite qui-. Efìmyc comprese tutto. Senza dire nemmeno una parola si avvicinò al letto e si sedette. ]...[ Andrèj Efìmyc si coricò e trattene il respiro; egli s'attendeva che Nikita lo picchiasse ancora. A un tratto gli balenò chiaro il terribile e intollerante pensiero che un dolore proprio uguale avevan dovuto provarlo per anni quegli uomini che ora sotto il raggio della luna parevan ombre nere (i pazzi). Come era potuto accadere che per lo spazio di più di vent'anni egli non l'avesse saputo o non l'avesse voluto sapere? ]
Mancino, parola di derivazione latina nata da manus, che significa mano, e dal suffisso cus, termine con il quale si indicava il portatore di difetti fisici.
Mancino dunque sinonimo di diversità, di handicap, condizione infelice, frutto addirittura, secondo la tradizione ebraica e cristiana, dell’influenza sull’individuo del maligno.
Inoltre anche per i musulmani era vietato lavarsi o mangiare utilizzando la mano "impura", cioè la sinistra.
Vita dura dunque per i mancini guardati con sospetto anche dal mondo scientifico accostatisi sempre con guardinga circospezione al fenomeno della cosiddetta chiralità sinistra ovvero la preferenza accordata a questa mano per svolgere le azioni quotidiane.
In un trattato di psichiatria del 1921 il mancinismo era addirittura annoverato fra le patologie rivelatrici di demenza.
Negli anni ’70 invece il mondo dei ricercatori riteneva che il preferire l’utilizzo della mano sinistra fosse in qualche modo correlato alla dislessia, alla difficoltà cioè di imparare a leggere.
Oggi l’atteggiamento della società civile e della comunità scientifica nei confronti del mancinismo è radicalmente mutato.
Gli scienziati si sono resi conto infatti che più che un difetto, la preferenza nell’uso della mano sinistra è una caratteristica dell’individuo e come tale va studiata cercando di capire il perché di questa scelta, le sue correlazioni con il sistema nervoso, le diverse modalità e i diversi gradi con cui il mancinismo si manifesta.
Numerosi studi scientifici sono stati fatti a tal proposito.
Nel Luglio di quest’anno alcuni ricercatori del Fetal Behaviour Research Centre presso la Queen’s University di Belfast guidati da Peter Hepper hanno scoperto come la preferenza nella scelta di una o altra mano non dipende dal cervello.
Osservando infatti, con la tecnica della scansione elettronica, 1000 feti nelle prime dieci settimane di sviluppo, i ricercatori hanno potuto vedere come i neonati muovano le braccia ancora prima che il cervello inizi a comandare questi movimenti.
Inoltre, in base ai dati dello studio dei ricercatori di Hepper, il braccio mosso in questa prima fase sarà poi quello d’elezione per tutta la vita.
Infatti su 75 bambini esaminati anche dopo la nascita, si è scoperto che fra i dieci e i dodici anni tutti, tranne 5, hanno confermato la loro decisione di quale mano usare in prevalenza per la vita quotidiana.
Queste evidenze sperimentali sono state sottoposte all’attenzione del quarto Forum della European Neuroscience Conference di Lisbona.
In quella sede Hepper e il suo team hanno spiegato che se i primi movimenti degli arti nella pancia della madre si manifestano prima che si formi il cervello, prima cioè della 20° settimana, allora è ragionevole supporre che siano questi primi movimenti ad influenzare la crescita del cervello stesso e non viceversa come si era creduto finora.
Occorrono dunque altre ricerche, conclude Hepper, per capire cosa influenzi la scelta di preferire la mano destra alla sinistra, evento che accade nel 90% dei casi, dato che sembra proprio che questa scelta non dipenda dal cervello ma sia invece il risultato di un riflesso muscolare oppure del controllo del midollo spinale in fase di formazione.
Ma non è questo il solo studio che è stato compiuto sul mancinismo.
Circa tre anni fa alcuni ricercatori dell’Università della California di Los Angeles che hanno dimostrato come la genetica svolga un ruolo significativo nel modellare la struttura del cervello e influenzare le persone destrimane o mancine in modo diverso.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences nel 2002, afferma come i mancini non seguano fedelmente il modello di organizzazione del cervello dei destrimani.
In altre parole, spiega Daniel Geschwind, mentre nella maggioranza degli individui il lato sinistro del cervello controlla la parte destra del corpo e viceversa, nei mancini non sempre accade che ciò sia vero.
Per dimostrare la loro teoria Geschwind e i suoi colleghi hanno sottoposto a risonanza magnetica 72 coppie di gemelli confrontandole con 67 coppie di fratelli.
I gemelli erano tutti maschi di età compresa fra i 75 e gli 85 anni.
Dalle immagini prodotte delle risonanze magnetiche si è visto come nel caso dei gemelli monozigoti entrambi destrimani le differenze nella strutture cerebrali erano pressoché nulle, ma questo non era vero se uno dei gemelli era destrorso e l’altro mancino, in questo caso le differenze nell’organizzazione del cervello erano più marcate e dissimili.
Al contrario nei gemelli dizigoti, che condividono solo il 50% dei geni, non si osserva questa differenza fra coppie destrimano-destrimano e destrimano-mancino.
Dunque se le differenza fra destrimani e mancini sono molto più accentuate nei gemelli monozigoti, che condividono il 100% dei geni, ciò significa che si può ragionevolmente supporre che la genetica influenzi la struttura del cervello anche in tarda età.